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admdortos [Su Teraccu]
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Registrato: 18/10/05 16:16 Messaggi: 2304 Località: Silanus
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Inviato: 29 Novembre 2008 [12:52] Oggetto: |
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Vorrei esprimere alcune considerazioni strettamente personali sul mito di Atlantide e sulla conferenza tenuta a Silanus da Alfonso Stiglitz.
Sono particolarmente soddisfatto della riuscita dell'ultimo incontro autunnale dell'associazione "Salvamos Orolio - Salvamos sos Nuraghes", per la prima volta da quando il mito atlandideo è rinato in Sardegna è stata data voce pubblica ad un archeologo vero che ha potuto confutare punto per punto la tesi di Sardegna-Atlantide e dello schiaffo di Poseidone che avrebbe distrutto la civiltà nuragica.
Da quando sono usciti di libri di Frau & Co. tutto il mainstream mediatico italiano ha sposato in pieno questa tesi, evidentemente colonialistica, visto che nessuna voce degli studiosi sardi ha avuto il benché minimo riscontro sulla stampa, a fronte di lenzuolate pro-atlantide sono usciti solo miseri trafiletti affogati in uno tsunami di contumelie contro chi osava mettere in dubbio il verbo del giornalista di Repubblica.
Anche il mondo politico nostrano è rimasto affascinato e abbacinato da questa fantastica teoria tanto da invitare il Frau a tutta una serie di manifestazioni in suo onore, anche Silanus, tempo fà, fece la sua parte.
Quale magnifica occasione per loro lavarsi la coscienza per giustificare il lassismo verso il sistematico abbandono dei nuraghi? Davanti all'onda tsunamica è ovvio che bisogna alzare le braccia in segno di resa, non abbiamo le risorse per salvare i nuraghi, anche la potente e generosa stirpe che li ha costruiti è perita per sempre sotto il fango, noi al confronto siamo solo miserabili omuncoli, ma i nostri nonni erano potentissimi e invincibili e probabilmente alti 6 metri e più.
La stessa Regione Autonoma della Sardegna ha aperto un apposito capitolo di spesa nel suo marketing istituzionale per diffondere il mito di Atlantide nel mercato turistico (pagu-bene), mentre stringe i cordoni della borsa per togliere i cespugli dalle torri ancora in piedi, paga la campagna promozionale di uno scrittore, siamo al paradosso!
L'associazione costruttori nuoresi, notoriamente sensibili alla tutela dei monumenti, ha deciso di sovvenzionare una campagna di carotaggi nei nuraghi del Sinis alla ricerca delle tracce della tsunami. Caso più unico che raro di stupidaggine scientifica, ovvero prima viene sparata una tesi e poi saranno altri a dimostrare che è vera. Mi auguro che gli abitanti del Sinis si oppongano ai carotaggi sui nuraghi poiché ovviamente distruggerebbero i nuraghi stessi mentre se davvero questi benefattori volessero fare qualcosa di utile e serio potrebbero finanziare una campagna di scavi strato per strato, ma farebbero ancora meglio a leggersi i rapporti di scavo e le stratigrafie che da almeno cinquant'anni vengono scrupolosamente registrati dai nostri archeologi.
Atlantide in Sardigna? NoNO Gratzias! _________________ ADMdortos [Su Teraccu]
«Per essere l'immacolato componente di un gregge, bisogna essere prima di tutto una pecora.» A. Einstein |
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admdortos [Su Teraccu]
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Registrato: 18/10/05 16:16 Messaggi: 2304 Località: Silanus
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Inviato: 27 Aprile 2009 [16:39] Oggetto: |
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Sul sito di Gianfranco Pintore potete leggere un intervista ad Alfonso Stiglitz riguardante la conferenza di Silanus =>>
Atlandide, solo un mito, non un'isola _________________ ADMdortos [Su Teraccu]
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admdortos [Su Teraccu]
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Inviato: 6 Mag 2009 [11:08] Oggetto: |
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Per gli appassionati del genere bufalino-mitologico segnalo la presentazione proprio oggi alla Biblioteca Satta di Nuoro dell'ennesimo fumettone sui giganti.
Ho allegato la copertina così potete rendervi conto di cosa si fà per ingannare la gente con frasi che inducono il potenziale cliente a credere che ciò che riporta il libro è merce autentica e non ciarpame: prezzo € 15.
| Citazione: | | C'è un paese in Sardegna, vicino Barumini, si chiama Pauli Arbarei. Neppure 700 anime vivono ancora in questo silenzioso ed affascinante luogo dove da sempre, gli anziani del paese parlano ai più giovani di giganti. Uomini di un passato lontano nei millenni che raggiungevano l'altezza di anche sette metri. Una leggenda? Solo un mito? Tutta fantasia? L'autore ha voluto portare alla ribalta non solo una questione, quella dei giganti, tra l'altro citati anche nella Bibbia, ma spingendosi ulteriormente in avanti ci racconta di misteriose luci, stelle, e la possibilità che la mitica Atlantide sia stata proprio la Sardegna. Giganti di sette metri? Luci nel cielo? E le prove? Le prove sono anzi tutto le testimonianze di chi con i propri occhi ha potuto osservare come nel corso degli anni le autorità abbiano fatto di tutto per mantenere nascosta questa scomoda verità. Le prove sono i numerosi ritrovamenti in paese e in tutta l'isola. Le prove sono le testimonianze di tutti coloro che hanno visto con i propri occhi scheletri giganteschi venire portati via in tutta fretta e nascosti chissà dove. |
_________________ ADMdortos [Su Teraccu]
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admdortos [Su Teraccu]
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Inviato: 5 Febbraio 2010 [13:28] Oggetto: |
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| admdortos ha scritto: | Un altro mito sardo in prepotente ascesa, almeno a giudicare dal preoccupante numero di suonerie installate, è il celebre inno ai "Dimonios" della Brigata Sassari, coi suoi due mitici reggimenti di sardi da guerra.
Lo spunto me lo offrono la giornata del reclutamento tenuta a Nuoro che avrebbe fruttato una quarantina di nuove vocazioni e i recenti venti di guerra caucasici che potrebbero generare nuovo turismo militare.
Orbene per chi ha fatto il militare è normale conservare un certo spirito di corpo per il reparto, però quando le musichette marziali escono dalle caserme c'è da preoccuparsi se non altro per la scarsa fantasia melodica.
Tuttavia la musica della marcetta tattaresa è bella e con quel ritmo ci si potrebbe cantare anche la lista della spesa, ma è proprio sul testo che c'è da dire come anche sul titolo, il più adatto sarebbe non Dimonios, bensì Diaulos nel senso di "poberos diaulos". Poveri diavoli erano infatti quei fanti che vennero imbarcati senza neanche sapere dove andassero per combattere un nemico che con la Sardegna non c'entrava nulla, quei terribili uomini di antica indole guerriera non avevano altra scelta che sparare o farsi fucilare, dopo che morirono come le mosche spedirono al fronte anche i loro fratelli adolescenti del '99, segno che più della qualità guerresca funzionò la quantità della carne da cannone sprecata per l'onore del Re d'Italia.
Rizzati in piedi e china la fronte ammoniscono i primi versi, verrebbe da pensare per rispetto verso le migliaia di morti e come sembrerebbe indicare la mano benedicente la meglio gioventù sarda.
China su fronte
si ses sezzidu pesa!
ch'es passende
sa Brigata tattaresa
boh! boh!
e cun sa mannu sinna
sa mezzus gioventude
de Saldigna
I versi seguenti annunciano invece che questi seguono le orme di non meglio precisate genti che a colpo sicuro facevano strage di nemici, abbassare il capo assume pertanto il duplice significato di timore verso soldati invincibili quanto bassottini.
Semus istiga
de cudd'antica zente
ch'à s'innimigu
frimmaiat su coro
boh! boh!
es nostra oe s'insigna
pro s'onore de s'Italia
e de Saldigna
L'epopea sassarina zompa dalle trincee alle missioni di pace in un crescendo di retorica patriottarda, e sempre nel ricordo di questi avi guerrieri che si battono per l'onore dell'Italia, facendo il verso ai mitici Gurkhas di Sua Maestà.
Da sa trincea
finas' a sa Croazia
sos "Tattarinos"
han'iscrittu s'istoria
boh! boh!
sighimos cuss'olmina
onorende cudd'erenzia
tattarina
Doveroso accenno alla bandiera dei sardi, croce rossa in capo bianco e quattro teste di negro mozzate, che ovviamente con la Sardegna non c'entra nulla ma fa tanto "da guera".
Ruiu su coro
e s'animu che lizzu
cussos colores
adornant s'istendarde
boh! boh!
e fortes che nuraghe
a s'attenta pro mantenere
sa paghe
La fede nostra non ha prezzo, urlano i dimonios, ma senza il soldo adeguato cala anche l'urlo da battaglia, "arruolarsi solo per la pagnotta non è il massimo" ha detto un pezzo grosso in TV ma "va bene lo stesso".
Sa fide nostra
no la pagat dinari
aioh! dimonios!
avanti forza paris |
Incredibile ma vero, leggendo tra le righe del sito dell'Esercito Italiano traspare il terrore che i nostri guerrieri assetati di sangue (pobera zente) incutevano nei "nemici" austriaci.
L'abnegazione ottenuta con la minaccia del plotone d'esecuzione e la disperazione annegata nel cordiale diventano coriacea testardaggine della Razza Sarda, specie di subumani disposti a crepare pur di non arretrare.
Ajò, Poberos Diaulos! Avanti Fortza Paris!
| Storia della Brigata Sassari ha scritto: | La Brigata "Sassari" si costituisce il 1° marzo 1915 a Tempio Pausania con i Reggimenti di Fanteria 151° e 152° anch'essi di nuova formazione.
Durante la Grande Guerra la Brigata si batte con grande coraggio tanto da essere più volte citata come "...speciale unità d'assalto...". Gli Austriaci imparano a temere questi soldati coriacei e testardi che contendono il terreno palmo a palmo.
(...)
Ricostituita nel 1988, mantiene la peculiarità dell'alimentazione regionale oggi costituita da Volontari in Ferma ed in Servizio Permanente. |
Mi chiedo come facciano i Sardi che servono l'Italia in armi a tollerare simili frasi odiose e razziste. _________________ ADMdortos [Su Teraccu]
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Inviato: 8 Febbraio 2010 [16:50] Oggetto: |
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| admdortos ha scritto: | | Un altro mito sardo in prepotente ascesa, almeno a giudicare dal preoccupante numero di suonerie installate, è il celebre inno ai "Dimonios" della Brigata Sassari, coi suoi due mitici reggimenti di sardi da guerra. |
In tutta serenità e alla luce di una riflessione ormai decennale, mi sento di poter affermare (parafrasando il Rag. Ugo Fantozzi a proposito del film "La Corazzata Potheomkin"...) che quell'inno, per testo, musica, forma e sostanza, è veramente UNA CAGATA PAZZESCA!!!
 _________________ (spazio pubblicitario vuoto) |
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admdortos [Su Teraccu]
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Inviato: 23 Aprile 2010 [16:07] Oggetto: Shardainos |
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E veniamo a parlare di Shardana e di Shardainos le loro maestose cavalcature.
A giudicare dalle loro straordinarie quanto misconosciute imprese gli antichi Shardana sarebbero dunque l’anello mancante tra l’Homo Sapiens Tnts e l’Homo Sapiens Sapiens Shrdn (Puru Omine Sardu Selezionadu Bassu).
Tempo fa conversavo amabilmente con un amico sull’origine della bandiera sarda dei quattro mori, quando questi, molto sicuro di se, mi informò che già sulla celeberrima stele di Nora era presente il nostro beneamato vessillo moro-crociato. Per quanto fossimo entrambi totalmente ignoranti sulle scritture antiche, osservammo per ore la foto della stele ma non riuscimmo a trovare traccia del glorioso stemma, l’epigrafia non è roba per tonti.
Dopo alcuni mesi tornando sull’argomento chiarimmo l’equivoco: non trattavasi della stele di Nora ma di quella di Nola, praticamente sconosciuta ai più, dove un inequivocabile guerriero Shardana sventola una bandiera con croce blu in campo bianco e quattro scarabocchi neri nei cantoni.
Ma chi sono questi Shardana? La prima volta che ne lessi fu sulla “Storia della Sardegna” di tziu Mundeddu Carta-Raspi in termini tutto sommato plausibili sia pur con notevoli interrogativi aperti dallo stesso autore.
Oggi l’epopea Shardana è in pieno delirio espansivo e compulsivo, non più e non solo provetti navigatori e audaci predoni in terraferma ma, come il prezzemolo, presenti in tutte le fasi salienti della Civiltà Umana.
Tutto sembrerebbe iniziare quando Abramo, il papà nobile di tutti gli Ebrei, abbandona la mitica UR capitale sumera in disgrazia, ma in verità non si capisce se i Shardana sono della stessa etnia del vecchio o semplici accompagnatori prezzolati e opportunamente circoncisi. Da allora questi Shardana che, più che popoli di mare, erano barcaioli d’acqua dolce infestano i mari di mezzo mondo, o meglio di tutto il mondo conosciuto: dalle coste del Libano, in Libia, a Marsiglia e oltre le Colonne d’Ercole in Gran Bretagna e Scandinavia e finanche in Marocco, Senegal e Zimbabwe.
Ma dove potevano approdare i nostri eroi se non nella Sardegna Felix? All’inizio, prudentemente, venivano indicati solo come fondatori di alcune fiorentissime città-stato costiere, mentre il resto dell’isola era popolato dai nuragici costruttori di torri in pietra.
Le recenti acquisizioni, invece, sembrerebbero indicare nei Shardana non solo gli infaticabili costruttori dei nuraghi, ma anche delle “pajare” pugliesi, passando per i grandi templi ebraici, i murazzi di Cnosso fino ad arrivare al Grande Zimbabwe africano. Le loro officine meccaniche forgiavano a ritmi indiavolati armi metalliche di tutti i tipi: asce semplici e doppie, lance, spade, pugnali e comodi coltelli a serramanico, e corna acuminate da avvitare sugli elmi in bronzo massiccio.
Insomma tutta la storia inizia con i Shardana ben conosciuti anche dagli egizi che li assoldano come truppe d’elite, e come tali naturalmente portate anche a complotti, congiure e colpi di stato.
E fu così, imprevedibilmente, che i nostri terribili guerrieri si offrirono come scorta armata al popolo d’Israele schiavo in Egitto quando, con Mosè in capo, decise di fuggire alla ricerca della Terra Promessa, questo reparto militare così indomito, sfuggito a terribili cataclismi, un paio di diluvi universali e pure ad un metorite di dimensioni assurde, assistette quindi anche al prodigio della rottura delle acque del Mar Rosso.
Il vagabondaggio sulle dune del Sinai durò quarant’anni, davvero un brutto contrappasso per un popolo che in mare non perdeva mai la bussola, abituato a menar le mani ridotto alla stretta convivenza con un popolo errante in un perenne recitar di salmi e preghiere. Nel frattempo, in Sardegna, costruivano nuragoni sempre più grandi, mentre in Grecia fecondavano le fanciulle doriche che partorivano la civiltà greca, in Turchia distruggevano Troia e saccheggiavano immense ricchezze dalle miniere sudafricane, non prima di averle circondate con possenti fortificazioni in pietra per difendersi dagli indigeni di colore.
Nel tempo libero, nemmeno a dirlo, praticavano il loro sport preferito consistente nello straziare moltitudini di esseri umani con orrido sa(r)dismo e grandissime risate sardoniche. I meno abili con le armi scolpivano statue nella tenera roccia del Sinis, tingevano drappi, tessevano il bisso e cantavano stornelli a tenore.
Reduci di guerra e pensionati tenevano costosissimi master di commercio navale e scrittura creativa ai Fenici, popolo mollusco ma assai danaroso.
Non è dato sapere perché, se tutto il mondo è di origine Shardana, la loro eredità sia terminata tutta in Sardegna, dobbiamo esserne fieri e orgogliosi, siamo o no il popolo più costantemente resistente al mondo?
_________________ ADMdortos [Su Teraccu]
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Inviato: 10 Mag 2010 [15:49] Oggetto: Giovanni Cannella “La Terra degli Dei” |
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Potevamo farci mancare la magia e l'ufologia sarda? Certo che no! L'autore del libro “La Terra degli Dei” sostiene di aver vissuto una esperienza "magica" visitando il nuraghe "Masoni" di Silanus, naturalmente noi non abbiamo nessun nuraghe Masoni, probabilmente lo scrittore prima di scrivere il suo capolavoro non ha nemmeno controllato il vero nome del nostro nuragone. Non solo, pare che per raggiungerlo abbia impiegato alcune ore di marcia, quando tutti noi sappiamo che per andare ad Orolio o Madrone, non Masoni, serva non più di mezzor'ora, il resto lo scoprirete leggendo questo stupefacente libro. Non abusate con alcool e stupefacenti, possono far vedere strane macchine volanti
| ilblogdigiovannicannella.myblog.it ha scritto: | Nel 1980, insieme ad una amica, infatti decidemmo di lasciare la nostra residenza invernale, nel Sud Est della Sardegna, per avventurarci al centro dell’Isola. Di priorità assoluta fu la scelta di affrontare questo viaggio a piedi. Preparammo le bisacce da noi cucite a mano- mettendoci dentro lo stretto necessario per l’impresa, compresa la chitarra che mai doveva venire a mancare!- il resto lo avremmo trovato per strada come sempre succedeva ogni qualvolta affrontavamo simili viaggi.
Arrivati dopo tante avventure all’interno dell’ Isola, precisamente nella zona di Macomer, scorgemmo in lontananza uno dei tanti Nuraghi presenti su quelle alture e viste le caratteristiche del monumento decidemmo di visitarlo.
Nella mattinata seguente, giunti in prossimità del luogo, domandammo agli abitanti di Silanus, paese sottostante il nuraghe, quale fosse il percorso più adatto per raggiungere il sito e questi ci indicarono una mulattiera impervia sostenendo che quella fosse l’unica via d’accesso al nuraghe. Ci avviammo sulla mulattiera in tarda mattina e vi ci arrampicammo sotto un caldo sole estivo. Dopo alcune ore giungemmo in cima dove un asinello libero ci sorprese e a dir il vero, anche questo parve visibilmente sorpreso di vederci! Di fronte a noi, contornato da una vegetazione di lecceti, si stagliava il bellissimo Nuraghe monotorre “Masoni”.
Leggi tutto.
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salicepiangente [Ischente]
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Registrato: 23/06/08 22:03 Messaggi: 125
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Inviato: 19 Mag 2010 [09:15] Oggetto: |
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Per completezza aggiungerei che il nuraghe Genna Masoni si trova in ogliastra e più precisamente vicino a Gairo e Cardeddu...ed effettivamente a giudicare dalla mappa c'è anche parecchio da camminare....direi quindi che la sbandata dello scrittore in questione è stata proprio bella grossa...
 _________________ Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere.
[Charles Baudelaire] |
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